IL KARATE SPORTIVO

SPECIALITA’ KUMITE

 

MODELLO PRESTATIVO DEL KUMITE

Del dott. Simone Colombi

Stralcio di un lavoro più ampio e complesso

 

Il Karate pur essendo una delle più antiche discipline  ha, a mio parere e  spero anche di altri, nella sua realtà sportive, una grande carenza.

Cercando materiale di studio sul karate ho notato la mancanza di statistiche, ricerche, studi nell’ambito del kumite agonistico.

Per noi tecnici il presupposto fondamentale per la scelta di un appropriato programma di allenamento è la conoscenza di determinate peculiarità della specialità.

La prima esigenza che mi è sorta nell’allenare gruppi di atleti con caratteristiche e qualità diverse è stata quella di giustificare (spiegare) una sconfitta o una vittoria all’allievo che magari, determinato, tecnicamente corretto, atleticamente e psicologicamente preparato, perde al primo turno, e magari un altro meno dotato ottiene risultati migliori.

Oramai indubbio è il ruolo fondamentale che giocano tattica e strategia, ma cosa si intende per tattica e strategia?

Sembra una domanda scontata, ma se la poniamo nel mondo del karate, molte risposte saranno vaghe, colorite e poco chiare.

“Le tattiche sono i mezzi concreti utilizzati per ottenere il risultato prefissato”

“Una strategia è una serie di linee guida generali usate per impostare e successivamente coordinare le azioni concrete, tese a raggiungere lo scopo, in modo da dare loro la massima efficacia”

Queste definizioni provengono dall’ambito militare ma chiariscono bene le linee generali del termini.

 In ambito sportivo

“tattica:indica l’impiego di un sistema di piani d’azione e di alternative decisionali che permette di regolare le azioni in modo tale che sia possibile un successo sportivo ottimale”

Forse tutte queste definizioni possono sembrare inutili al fine ultimo, invece sono indispensabili per comprendere quanto sia importante proporre all’atleta esercitazioni, che lo stimolino a trovare soluzioni efficaci nelle varie situazioni di”gioco”. Siccome per definizione gli “sport di combattimento” sono “sport di situazione” è inopportuno se non impensabile lasciare in secondo piano l’aspetto tattico dell’allenamento.

Ritornando all’aspetto più difficile per l’allenatore, lo spiegare all’atleta perché ha perso ma anche il perchè ha vinto; partiamo dal presupposto che la competizione sia stata alla portata dell’atleta e andiamo a rivedere gli incontri, prendendo in considerazione per semplificare solo una componente:

la fase d’attacco in particolar modo le tecniche di braccia singole

 in un’ipotetica competizione ,3 incontri,  possiamo rilevare questi valori

 

Tipo di attacco

Portato

A punto

Media attacco/ incontro

Media punto/ incontro

Percentuale d’efficacia

Braccia singole

44

6

14.66

2

13,63%

 

Questa semplice statistica gia ci dà dei parametri da valutare, delle indicazioni per lavorare sull’atleta.

Immaginiamo quanti altri parametri possiamo estrapolare solo da questa tecnica, magari la frequenza d’attacco a 30”, 60”, 90”, 120”, 150”, 180”, per il singolo incontro, le medie di tutta la gara, poi ci sono le altre tecniche e combinazioni, la difesa…..

 

Ecco uno stralcio di un lavoro più complesso.

i dati qui riportati sono ipotetici

Attacchi portati

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

attacchi totali x

tipo di attacco / tempo

30"

60"

90"

120"

150"

180"

 tipi di attacco

braccia singolo

10

10

8

6

6

4

44

 

 

 

gambe singolo

10

10

8

3

6

5

42

 

 

 

combinazioni braccia

18

18

18

12

18

6

90

 

 

 

combinazioni gambe

6

6

2

6

6

2

28

 

 

 

combinazioni braccia e gambe

6

8

6

8

4

4

36

 

 

 

proiezioni

1

4

2

1

1

1

10

 

 

 

attacchi totali x frazione

51

56

44

36

41

22

250

Totale tecniche portate

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Il volume di dati e consistente e forse è per questo che non esiste una bibliografia su questo argomento. Se pensiamo quanto possano essere utili questi dati, e vediamo in prospettiva il raggiungimento di risultati eccellenti, penso che non ci si debba far spaventare da un po’ di lavoro in più.

Immaginiamo quante carenze, ma anche punti di forza possiamo individuare e quante ce ne sarebbero sfuggite con un osservazione superficiale.

Ancora più interessante sarebbe conoscere, una serie di dati riguardanti atleti d’ELITE da utilizzare come parametri di riferimento.

Una volta compiuto questo screening avremmo individuato una discreta parte  di un modello prestativo del kumite.

 Un lavoro di questo genere può e dovrebbe essere applicato anche a parametri tecnici, biomeccanici e atletici; per ognuna di queste caratteristiche ci sono numerosi dati “sensibili”che potrebbero migliorare la qualità dell’allenamento.

Con la speranza di aver stuzzicato la vostra curiosità e passione per questo sport cosi avvincente ma anche, permettetemi, lasciato un po’ all’improvvisazione,

auguro un buon allenamento a tutti.

  

Sportivi saluti

Dott Simone Colombi